|
La
Chiesa, quindi, dal IX secolo in poi custodì
e tramandò i canoni di quest’arte
che è tutt'ora viva.
Tuttavia
l'Occidente comincerà ad allontanarsi da
questa forma d'arte al servizio della fede a partire
dallo scisma fra la Chiesa di Roma e quella di
Bisanzio nel 1054, rimanendole però sostanzialmente
fedele fino a Giotto, con il quale si iniziò
a fare arte religiosa.
L'Oriente
e in particolare la Grecia, rimase fedele per
secoli alla tradizione, e la pittura di icone
si diffuse fra tutti i popoli slavi assumendone
i caratteri nazionali.
L'ultima
ma forse la più rigogliosa e certamente
la più originale ramificazione dell'unico
ceppo dell'arte bizantina è l'iconografia
russa, nata in seguito alla conversione del principe
di Kiev: Vladimir, cui si deve il battesimo della
Russia nel 988, impartito da missionari inviati
dalla comunità di Bisanzio.
A
partire dal XVIII secolo comincia per l'Icona
un processo di decadenza: il significato religioso
si perde e si ricercano forme ed ornamenti sempre
più sofisticati e sfarzosi. In particolare
nasce l’usanza di ricoprire le Icone con
la "RIZA", rivestimenti in oro, argento
e talvolta pietre preziose che, lasciando scoperti
solo il volto e le mani dei personaggi, toglievano
unità ed armonia all'immagine, snaturandone
il significato.
L'icona
non è presente solo nelle chiese ma anche
nelle case dell'oriente, illuminata da una lampada
e posta in alto, nell'angolo d'onore, il cosiddetto
angolo bello, "KRASNYJ-UGOL", verso
il quale gli ospiti si inchinano prima ancora
di salutare il padrone di casa.
|