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E
questo, forse, depone conclusivamente sulla vibrante
umanità di Saetti la cui emotività
è sovente vulnerata e sopraffatta dal mistero
della vita col suo fluire “pulsante”
e predestinato. La stessa vita impetuosa e impietosa
che per lui scorre “pulsante” anche
di sopraterreno e d'ineluttabile; che alimenta
inesauribili ricordi antichi e struggenti che
si identificano in nomi cari e tenere, sembianze,
ingigantiti, trasfigurati dal rimpianto e ansiosamente
scrutati dalla memoria nella ricorrente evocazione.
La stessa vita davanti alla quale, però,
si sente solo dominato temporaneamente, non vinto;
perché profonda e invulnerabile è
la fede che gli conforta l'anima e illumina la
mente, rendendo mestamente consapevole di quanto
ancora sia necessaria ai figli la sua esistenza,
sopravvissuta atonica all'evento.
La
calda umanità di Saetti, costituisce il
filo conduttore dell'opera che ci accingiamo a
valutare. Anzi, è l'elemento più
costante del suo modo di essere e vivere, entrambi
misurati, pacati, naturali perché razionalizzati
dal solido pensiero che intuisce la necessaria
continuità di gruppo, oltre la sorte individuale.
Ma, al ricordo di quest'ultima, la sua logica
emotiva si sfuma verso aree di puro spirito ;e
s'interroga inquieto, orientando l'indagine, nel
tempo indiviso e monotono ancora davanti, sul
perché delle cose, come a raffrontare l'episodicità
della vita del semplice uomo, con l'ininterrotta
perenne vita dell'uomo cristiano.
Si può ritenere dimostrato, in Saetti,
che la stupefacente armonia con cui egli integra
distinte vocazioni culturali (da sempre “pulsanti”
nel suo sangue, quali aspetti diversi di una medesima
personalità artistica) non potrebbe mai
essere raggiunta se non vi fosse, con la serietà
d'impegno
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