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"Aspetto
il momento della seconda nascita" |
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“Aspetto
il momento della Seconda Nascita”: così
mi disse due settimane fa, poco prima di lasciarci
(il 12 gennaio) Paolo Saetti, uomo di fede e artista
di alta caratura. Lo sguardo pensoso rivelava
la consapevolezza di chi sente vicino l'epilogo
dell'esistenza terrena ormai minata dalla malattia,
ma anche la serenità dell'uomo che da tempo
aveva imparato a dare il senso cristiano alla
morte. Con la prospettiva – testimoniata
da ottantacinque anni spesi in modo appassionato
e generoso – che la Vita continuerà
in altra, possibilmente più luminosa, dimensione.
Scampoli di un dialogo un po' sommesso tra vecchi
amici abituati a non scambiarsi illusioni, ma,
grazie soprattutto a lui, speranzosi che ci sia
un seguito di pacificazione una volta abbandonate
le meraviglie e le macerie dell'esperienza umana.
Difficile una sintesi estrema dei talenti umani,
artistici e sportivi di Saetti. Formatosi a Venezia,
all’Accademia E.Tito e alla Marciana, diplomatosi
anche in paleografia gotico-latina, insegnante
per un decennio a Mestre sotto la guida di Urbani
de Gheltof Giuseppe, operatore di alto livello
nella pubblica cultura, a fine Anni ‘50
si trasferisce a Padova dove matura una singolare
fisionomia artistica sviluppando il fantastico
mondo della “frangibilità”,
quello spezzare genialmente il dipinto con solchi
armoniosi che esaltano l’unità dell’opera.
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Sarà
esponente di primo piano nell’Ucai (l’Unione
degli artisti cattolici) a fianco di monsignor
Ulderico Gamba, di personalità come Semenzato,
Perocco, Federico Viscidi, Grossato ed altri che
segneranno forse le più intense stagioni
culturali artistiche del secondo Novecento nel
Veneto, e ben oltre. 167 le rassegne personali,
centinaia le collettive, presenze prestigiose
all’estero. Paolo Saetti è stato
anche uomo di sport: apprezzato arbitro di calcio
fino a partite delle serie maggiori e infine guardalinee
in serie A. L’ultimo tra tanti riconoscimenti:
l’assegnazione del titolo di “Padovano
eccellente” nel 2010.
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