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è
questo il caso di Paolo Saetti, di uno che ancora
crede nel valori figurativi e che coltiva la pittura
con l'intento più o meno scoperto e più
o meno consapevole, di esprimere qualcosa che
ha dentro di sé e si sforza di farlo nel
modo che egli ritiene più consono alla
sua interiorità.
...
si
serve prevalentemente di pochi colori: il rosa,
il giallo pallido, il nocciola, i verdi, i grigi
e i viola; quasi mai dei colori decisi, le poche
volte che lo fa, direi che sbaglia. Quei rosa,
quei verdi, quei gialli, quei viola, egli li elabora
sulla tavolozza a non finire, fino a estenuarli,
come fossero intrisi di nebbia, nebbia o argentea
o dorata, comunque atta a disossare gli oggetti,
a vellutarli e renderli quasi dolci fantasmi di
sogno e li accosta con una sensibilità
attenta come di chi è del mestiere e ne
conosce i segreti accorgimenti.
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